Negli articoli fin qui scritti ho usato la parola nicchia per indicare il tema trattato da un blog, ma il termine è stato usato impropriamente, poiché nicchia implica un qualcosa di ristretto e riservato a pochi. I blog di nicchia sono quei blog che trattano argomenti molto specifici e un po’ fuori dal comune. Ad esempio, un blog che parla di cani può essere un blog non-di-nicchia, mentre un blog che parla di alimenti per cani sicuramente lo è.
Avere un sito di nicchia, ossia che potenzialmente non ha tanti visitatori come può avere un sito che parla di viaggi, politica o tecnologia non necessariamente è associato a poche visite, né, in caso di volerlo monetizzare, a pochi introiti. Inoltre comporta alcuni vantaggi, sta a voi decidere se vale la pena o la via da seguire è quella del blog popolare a tutti i costi. Nei seguenti punti dove scrivo blog si può intendere anche sito, perché uno degli svantaggi (e beh, chi ha detto che ci siano solo vantaggi?) del blog di nicchia è che l’argomento ristretto impedisce una frequenza di aggiornamento molto alta.
Innanzitutto dobbiamo pensare che proprio per la sua natura il blog di nicchia attira lettori molto interessati; seguendo con l’esempio del cibo per cani, credo che nessuno di voi visiti un blog di cibo per cani per puro diletto e perché non ha nulla di meglio da fare. Questi visitatori interessati possono anche tramutarsi in fedeli, se per esempio lavorano a contatto con i cani, gestiscono un rifugio per cani abbandonati o hanno molti cani da sfamare
I lettori abituali tendono a fidarsi del blogger che leggono ma ad una condizione: che il blogger si mostri come è e faccia in modo che venga percepito come una persona e non come una azienda o entità. Sinceramente sorrido quando vedo blog che sono chiaramente gestiti da una sola persona che parlano al plurale o che fanno percepire ai lettori che sono una specie di azienda. Per un sito anni ‘90, quando autonominarsi CEO di qualcosa era il massimo, forse questo poteva andare bene, ma il blog ha rivoluzionato il modo di comunicare e non c’è nulla di male a mostrarsi come si è, anzi, stabilire una relazione da tu a tu con i lettori non può che far bene al blog e al suo autore. Tornando ai lettori abituali, si fidano dei blogger sinceri e questo si tramuta in un modo molto remunerativo di guadagnare con un blog: I programmi affiliati. Quasi tutti i prodotti che si vendono in internet danno la possibilità a un blogger di pubblicizzarli e venderli a commissione, forse qui in Italia la domanda è un po’ minore ma negli Stati Uniti il giro di affari è colossale e chissà che nel futuro anche in Italia si compri in internet tanto quanto negli USA.
Altro tipo di lettore che approda a un blog di nicchia è qualcuno che puntualmente cerca qualcosa. Prendete come esempio qualcuno che sta facendo lavori in casa e cerca mattonelle per il bagno. Un blog che parla di mattonelle si può sicuramente definire come un blog di nicchia. La persona che lo visita puntualmente lo farà perché ha bisogno del prodotto in questione e se troverà quello che cerca fermerà la visita nel blog, altrimenti ci sarà una alta probabilità che clicchi sugli annunci AdSense a tema, continuando a cercare le sue mattonelle.
Come vedete non è più difficile della media avere un ritorno economico da un blog con un ristretto numero di visitatori. Se volete saperne di più su come guadagnare con un sito di nicchia, c’è un ottimo e-book gratuito scritto da Caroline Middlebrook che spiega passo passo dalla installazione di WordPress alla creazione del sito fino alla monetizzazione, davvero illuminante, lo potete trovare qui.
Un altro punto a favore del blog di nicchia è la poca concorrenza. Certo, se la nicchia è estremamente ristretta si rischia di avere un blog che non interessa a nessuno. Bisogna operare una scelta: Blog popolare=molta concorrenza e molte visite (potenziali) o blog di nicchia=poca concorrenza e poche visite? Se vi sentite in grado di farvi notare e avete idee geniali e innovatrici potete tentare la via del blog popolare, altrimenti se siete all’inizio il mio consiglio va al blog di nicchia. Se ci pensate su, un blog in italiano è un blog di nicchia. Non tanto per gli argomenti trattati, che sono uguali ai blog stranieri quanto perché l’italiano è parlato da un gruppo ristretto di persone rispetto all’inglese, spagnolo o cinese. Vale la pena scrivere in italiano? Torniamo al discorso precedente circa la concorrenza, l’assenza di essa e l’interesse del blog.
La nicchia va scelta apposta o deve essere qualcosa che ci appassiona? L’ideale sarebbe trovare una nicchia che ci appassiona, ma è difficile. Se volete un blog di nicchia potete prendere un argomento che vi piace molto e fare di un parte di esso il tema. Vi piacciono le auto? Fate un blog dedicato solo alla Fiat 500. Vi piace la fotografia? Fate un blog che parla esclusivamente di lomofotografia. Vi piace leggere? Fate un blog solo sul vostro autore preferito…
Quindi chiedo a voi: Blog di nicchia o no? Quale nicchia secondo voi è poco sfruttata e può portare un buon guadagno? Quale tema evitate perché troppo inflazionato? Vi aspetto, come sempre, nei commenti.
Aggiornamento: La impareggiabile Skellie di Skelliewag.org ha scritto un post sui blog di nicchia. Ve lo linko, visto che l’autrice è una vera e propria autorità nel campo dei blog: Sopravvivere e prosperare in una nicchia poco servita
2ºAggiornamento: Sembra che l’argomento sia di moda e anche su Problogger.net è uscito un articolo sui blog di nicchia: Pro e contro dei blog di nicchia

Immaginate di scrivere un bel post, uno di quelli che ci mettete ore per scriverlo, ben redatto, revisato, completo e con buoni argomenti. Scegliete una foto accattivante, scegliete con cura un titolo, allo stesso tempo descrittivo e attrattivo. Lo pubblicate e in 2-3 giorni (secondo la vostra frequenza di pubblicazione) il suo potenziale diminuisce moltissimo, spinto verso il basso sempre più. Fino a che cade nell’oblio dell’archivio e da lì non esce più.
Nel maggio del 2007 ad Altamura, in Puglia, aprì il primo McDonald’s della città. Un locale di 550mq per il gigante americano e presentazione in pompa magna. Allo stesso tempo, spinto anche da voler preservare i sapori della sua terra (famosa per la focaccia), Luca di Gesù aprì i suo panificio. Una mossa suicida a detta di molti. Come poteva un piccolo panificio combattere contro un tritatutto comeMcDonald’s? Eppure alla fine della storia, mesi dopo, McDonald’s ha chiuso i battenti e il piccolo panificio ha vinto la sua personale battaglia di Davide contro Golia.