31

mag


Il mondo di internet e dell’informatica è in continua evoluzione. Con nuove tecnologie si coniano nuovi termini: sono apparsi to google (cercare su Google), lurker (osservatore passivo in una comunità), newbie e le loro rispettive traduzioni in italiano solo per citarne alcune. Poi però si esagera e vengono fuori dei veri e propri strafalcioni da parte di chi crede di essere molto geek nel parlare ma non si rende conto che è semplicemente ridicolo. Passo ai dettagli:

  • Sono il CEO del mio blog:
    Forse perché sei l’unico a gestirlo? E allora perché non imperatore assoluto del blog? A meno che il blog non abbia 500 impiegati e sia una azienda, credete che ci sia bisogno di un CEO? A parte che se c’è un CEO ci devono essere anche un CFO (Chief Financial Officer), un COO (Chief Operating Officer) e un CTO (Chief Technology Officer), altrimenti non avrebbe senso. A me fa sorridere anche quando mi chiamano editor… sono un tizio su internet, ho un semplice blog, il software è gratis e il dominio mi è costato 10€, non sono un editor, sono, al massimo, un blogger. In questo caso sono con John Chow, che sui suoi pass per gli eventi, sotto il suo nome, fa scrivere Titles are for Wimps (I titoli sono per imbranati).
  • Sono molto performante:
    Per favore, mettiamolo in chiaro una volta per tutte: PERFORMANTE NON ESISTE! È una parola inventata presa dalla incorretta traduzione di una parola inglese. Esiste performant, ma vuol dire colui che attua (come merchant è colui che mercanteggia), è un sostantivo e non un aggettivo. Esiste to perform, attuare. Esiste performance, prestazione, che si dice anche in italiano ma non esiste performante, è completamente inventato!
  • Scrivo Le Iniziali Delle Parole Tutte In Maiuscolo Perché Fa Molto Blog Americano:
    Credi che se scrivi tutto maiuscolo risulti più convincente? A parte che gli americani lo usano solo per i titoli (e anche così ci sarebbe da ridire se si scrive in italiano), a me risulti solo un blogger che cerca disperatamente di attirare l’attenzione. Ah, un’ultima cosa: se proprio volete scrivere le iniziali dei titoli in maiuscolo, le preposizioni e gli articoli vanno scritti comunque in minuscolo…
  • Le tue parole mi perplimono:
    Questa ultimamente si sente meno, per fortuna. Perplesso non è il participio passato irregolare del verbo perplimere, è un aggettivo. Perplimere non esiste. Sbagliato, penna rossa. Peggio, blu. Non so chi l’abbia tirato fuori per primo ma ha preso una cantonata colossale. Com’è il passato remoto di perplimere? Io mi perplimetti? Io mi perplisi?


Questa è la mia crociata. Mi rendo conto che a molti può non andare bene quello che scrivo e che io stesso a volte abuso dell’inglese; se è così vi invito a farlo notare nei commenti. Ma lasciatemi sfogare e dire un’altra volta: PERFORMANTE NON ESISTE!

Categorie: Vita da blogger

30

mag


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Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è ormai in tutti i cinema per la felicità dei patiti delle avventure del professore più cool che ci sia. E come mi succede spesso la mia mente di blogger ha iniziato a vedere delle analogie tra Indy e il blog. Chiamatela deformazione professionale… Eccole di seguito:

  • Azione, azione, azione:
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    I film di Indiana Jones sono il massimo dell’azione e tutti i film di detective e investigazioni passano in secondo piano. Non c’è un attimo di pausa. Il vostro blog dovrebbe essere lo stesso, sempre aggiornato con contenuti di qualità e sempre attivo. Non c’è nulla di peggio che entrare in un blog e vedere “Ultimo aggiornamento: Agosto 2007″…
  • Buoni e cattivi:
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    Nei film i buoni sono buonissimi, i cattivi supercattivi e alla fine i buoni vincono sempre. È tutto scontato e assolutamente come tutti si aspettino che sia. Imitatelo nel blog mettendo le cose dove i lettori si aspettino che siano. Il menù in alto, il blogroll nella sidebar o nel footer, l’icona feed in un angolo e il form per la mail appena sotto. Ciò faciliterà molto la navigazione del lettore nel blog, migliorando la qualità della sua visita. Non seguite questa regola solo per gli annunci che dovrebbbero essere proprio dove non ce lo si aspetta e destabilizzare il lettore per un momento.
  • Indy è ormai una marca:
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    Il film avrebbe potuto chiamarsi “Indiana Jones IV” e nessuno avrebbe avuto da ridire nulla. Il professor Jones è ormai una “marca”. È un personaggio talmente ben caratterizzato e famoso che si riconosce a prima vista (tattaratta-tattaraaaaa!), che qualsiasi cosa legata a lui si converte in successo. Se riuscite a convertire il vostro blog (o meglio, voi stessi) in marca, le porte del cielo dei blogger si apriranno per voi.
  • Piace a tutti:
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    Indy deve il suo successo in parte perché è un film per tutti che piace a tutti. Bambini e adulti, uomini e donne. Non dico che quando scrivete dovete piacere assolutamente a tutti come il professor Jones, ma almeno cercate di scrivere per tutti. Se scrivete articoli troppo basici escluderete i blogger smaliziati che già sapranno quello che scrivete, se ne scriverete di troppo tecnici starete escludendo i newbies che non capiranno i tecnicismi. Alternate gli articoli o scrivete articoli utili per tutte le categorie e potrete contare su un numero di lettori più ampio possibile.
  • Avventura con un pizzico di humor:
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    Indiana Jones è un film d’azione e avventura. Chi va al cinema a vederlo non incontrerà sorprese e uscirà dal cinema soddisfatto almeno dal genere del film. Tematizzate il blog, che sia chiaro di cosa tratta. Può andar bene uscire di tema di quando in quando (il pizzico di humor del film), ma se avete un tema preciso sarà più facile fidelizzare i lettori e chi verrà a visitarvi una volta tornerà a farlo, sapendo di cosa scrivete.

Trovate queste analogie pertinenti? Ve ne vengono i mente altre?

E se vi piacciono questo tipo di post date un’occhiata a:
6 cose sui blog che ho imparato da Paris Hilton
5 cose sul blog che ho imparato da Ugly Betty

5 cose sui blog che ho imparato da Babbo Natale
5 cose sui blog che ho imparato da una focaccia

Categorie: Vita da blogger

28

mag


jump.jpgGróf András István, sopravvissuto all’invasione nazista dell’Ungheria nel 1944 (quando, essendo ebreo, cambiò nome in Andras Malesevic) e alla dittatura di Stalin dopo, scappò in USA dopo la rivoluzione ungherese del 1956. Arrivato senza nemmeno sapere l’inglese, cambiato il suo nome in AndrewAndyGrove, si laureò dopo pochi anni con il massimo dei voti in ingegneria chimica. Trovò impiego alla Fairchild Semiconductor, da dove si licenziò insieme a tre colleghi per fondare la Intel. Nel 1995, gli fu diagnosticato un cancro alla prostata. Iniziò a studiare la sua malattia e rifiutò il consiglio del suo medico di operarsi a favore di un altro trattamento da lui studiato, riuscendo a sconfiggere il male.

Steve Jobs, da giovane lasciò il college dopo un semestre e si ritrovò a dormire sul suolo delle stanze dei suoi ex-compagni di istituto. Riportava bottiglie di Coca-Cola a 5 centesimi l’una per comprarsi un pasto al locale tempio Hare Krishna. Più tardi, dopo aver lavorato per conto terzi nell’informatica, fondò la Apple insieme al suo collega Steve “Woz” Wozniak. Aggiuntosi un terzo socio, Jobs fu messo in minoranza e praticamente licenziato. Fondò la NeXT e rientrò in Apple alla grande quando quest’ultima comprò proprio questa compagnia.

Chris Gardner, nel 1980 in seguito a una combinazione di investimenti sbagliati e sfortuna, si ritrovò senza soldi, senza lavoro, senza casa , divorziato e con un figlio a carico. Si imbatté per caso in un broker di borsa e riuscì a farsi assumere, non pagato, da un’agenzia di brokeraggio. Dormendo nei parchi, nei bagni della stazione, nell’ufficio (facendo finta di essere il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via) e in rifugi da 10$ a notte poco a poco iniziò a guadagnare e, dopo essere passato alla Bear Stearns & Company, nel 1987 fondò la Gardner Rich & Co. La compagnia crebbe fino a diventare una holding: la Christopher Gardner International Holding Company.

Ingvar Kamprad iniziò a commerciare cartoline natalizie a 5 anni. A 17 anni ricevette dal padre una somma di denaro per aver ottenuto buoni voti a scuola. Investì questa somma in penne, portafogli, cornici, orologi, gioielli, calze di nylon e altri prodotti a basso prezzo. Poco dopo con il ricavato passò a produrre e vendere mobili in legno. Nel 1943 fondò IKEA (Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd, combinazione delle iniziali del suo nome e il villaggio e la fattoria dove viveva), nel 1950 aprì la prima esposizione di mobili ad Älmhult in Svezia. Ora IKEA consta di 258 centri di vendita in 34 paesi.

Richard Branson, affetto da dislessia, non ottenne mai buoni voti a scuola. Ciononostante a 15 anni aprì due aziende personali, una di vendita alberi di Natale e l’altra di vendita di pappagallini. Dopo il loro fallimento a 16 anni dette vita alla rivista “Student“, il suo primo successo. Presto fondò la Virgin Records, ebbe guai legali legati alla vendita di dischi, fu arrestato e condannato pagare tasse non pagate e per racimolare la somma richiesta sua madre, Eve, fu costretta ad ipotecare la casa. Oggi è il 236º uomo più ricco del mondo e proprietario del marchio Virgin, con un totale di 360 aziende.

William Harley e Arthur Davidson, entrambi ventenni, nel 1901 costruirono in un garage di 3 metri per 5 un prototipo di bicicletta motorizzata monocilindrica, sembra usando una latta di fagioli come carburatore. Nei primi due anni, vendettero 2 esemplari. Nel 1903 fondarono la Harley-Davidson, con una produzione annua di tre esemplari. Nel 1920 Harley-Davidson era il maggiore costruttore mondiale di motociclette. Ora è una multinazionale che fattura più grazie al merchandising che alle stesse motociclette.

La prossima volta che entrate in depressione perché il vostro blog non raggiunge le 2000 visite uniche al giorno, pensate a queste storie.

Categorie: Psicologia

27

mag


Sui blog non si parla di altro che di qualità. Il contenuto di qualità è un must se si vuole avere un minimo di seguito. Ma cosa è davvero la qualità?

Il sempre utile dizionario on-line De Mauro, tra le altre definizioni dice:
3 CO TS tecn., l’insieme delle caratteristiche che determinano la rispondenza di un prodotto alla funzione per la quale è utilizzato: certificato, garanzia di q., attestazione di fabbricazione accurata di un prodotto.

Sì…ehm, okay :-)

Dicevo, cos’è la qualità?

Pensate a un prodotto di qualità. Il vostro ultimissimo laptop per esempio, comprato con tanto sforzo. Vi siete interessati, ne avete valutato caratteristiche tecniche, avete soppesato pro e contro e lo avete comprato. Una volta a casa avete iniziato ad usarlo e vi siete dichiarati soddisfatti o insoddisfatti dell’acquisto.

Questa è la parola-chiave.

La qualità è la soddisfazione del cliente.

Nel vostro caso la qualità è la soddisfazione del lettore. Solo soddisfacendo il lettore gli si sta dando un servizio di qualità. Solo scrivendo articoli pensati per chi legge, esaurienti, approfonditi e ben documentati state soddisfacendo il lettore. Non si tratta di formule magiche né di saper scrivere bene (un minimo, ma non serve essere Chandler), né trovare gli argomenti più caldi del momento o svelare delle tecniche mirabolanti. Scrivete un post che faccia sentire il lettore soddisfatto di avervi dato il suo tempo, date soddisfazione per quel tempo e potrete dire che scrivete articoli di qualità.

Rileggete i vostri post dopo averli redatti e immedesimatevi nei vostri lettori. Sareste soddisfatti da quello che avete letto? Se la risposta è sì, complimenti, avete appena scritto un articolo di qualità. Se la risposta è no, datevi da fare, approfondite l’argomento, cercate informazioni addizionali o ripensate tutto il post. Se lo farete per ogni post e riuscirete a mantenere alta la soddisfazione avrete un blog di qualità.

Categorie: Marketing

26

mag


Il vostro blog è esposto tutti i giorni a molti più lettori di quelli che lo leggono regolarmente e sono lettori fedeli. Molti verranno dai motori di ricerca, molti da altri siti che vi hanno segnalato e molti arriveranno per altri mezzi. Tutti questi lettori sono soggetti a essere vostri lettori fedeli se riuscite a farli ritornare più volte. Quanti più ritorneranno, tanti più vi potrebbero segnalare e portare a loro volta altri lettori, moltiplicando il traffico del vostro blog. Inutile quindi che vi dica quanto sia importante che ogni lettore che “atterri” nel blog ritorni dopo averlo letto la prima volta.

La prima cosa da fare è farlo fermare. Se un lettore non si ferma, non vi conoscerà e si dimenticherà del blog. Come si fa per far fermare un lettore più del tempo medio di visita (che è di soli 3 secondi)?

  • Curate il vostro layout:
    Rendetelo piacevole alla vista e possibilmente originale. Un blog ben fatto graficamente fa soffermare più a lungo, è più piacevole da vedere e da leggere. Aumentando il tempo di permanenza del lettore sul blog aumenterà la probabilità che legga il contenuto
  • Inserite foto nei post:
    Una foto attira l’attenzione molto più di un testo (vale mille parole, no?). Inseritela prima del post, nella parte alta, affinché sia ben visibile a chi capita sul vostro blog e da un’occhiata veloce (ricordo, di 3 secondi). Cercate foto curiose, colorate e ben realizzate che attirino il lettore per un tempo più lungo del normale
  • Scrivete titoli accattivanti e descrittivi allo stesso tempo:
    Se non trovate parole accattivanti, che siano almeno descrittive. Cercate di stuzzicare i lettori casuali. Fateli sorridere o incuriosire con un titolo e sicuramente vorranno saperne di più


Ora che avete il lettore in mano e siete riusciti a fargli varcare la soglia del blog, dovete convincerlo a ritornare e magari ad abbonarsi ai feed. Non si ritorna per una bella foto o un layout ben realizzato, c’è bisogno di sostanza. Vediamo cosa fare per “acchiappare” definitivamente il lettore:

  • Content is…:
    King. C’è bisogno di aggiungere altro? Fornite ai lettori cosa li interessa e ritorneranno, commenteranno e vi linkeranno. È tutto qui. Facile, no? :-)
  • Scrivete frequentemente:
    Scrivete spesso. Fate in modo che leggere il vostro blog sia una piacevole abitudine. Se il contenuto è buono e gli aggiornamenti costanti i lettori ritorneranno di forma naturale e sistematica. Approfondite gli argomenti trattati e analizzate i vari punti di vista. Date il vostro parere. Fornite un servizio di qualità.
  • Non esagerate con la promozione:
    Alcuni post a pagamento o di promozione ogni tanto sono tollerabili (specialmente se ne approfittate per segnalare anche qualche servizio o notizia interessante) e necessari per mettere da parte qualche dollaro. Se il vostro blog però si trasforma in una macchina sforna recensioni e affiliate link senza anima, nessuno vorrà tornare a visitarlo.
  • Date e vi sarà chiesto:
    Linkate, segnalate, informate. Se date ai lettori informazioni preziose, torneranno per averne ancora.
  • Trattate bene i lettori:
    In generale, trattate bene i vostri lettori. Se qualcuno si prende il disturbo di leggere il vostro blog ogni giorno e commentare i post, il minimo è che sia trattato con rispetto e gratitudine e che gli dimostriate che per voi è importante.


E voi, riuscite a far ritornare i lettori che capitano sul vostro blog? Siete d’accordo con queste linee guida? Ne avete altre da suggerire?

Aggiornamento: A completamento di questo post, per vedere le due facce della medaglia, vi segnalo l’articolo su Blographik “Ecco alcuni motivi perché i lettori abbandonano i blog“.

Categorie: Tips

25

mag


I plug-in di WordPress, come ho avuto già modo di dire in passato, sono uno dei motivi per cui ritengo questo CMS il migliore in circolazione. Attenzione, però, avere i plug-in è un grande vantaggio ma vanno usati bene, non basta installarli e non pensarci più. Ecco tre esempi:

  • Akismet:
    Chi non conosce Akismet? Ottimo per evitare lo spam. Ultimamente però mi sono accorto che blocca alcuni commenti non-spam alcuni di lettori. Il consiglio che vi do per usare al meglio Akismet è di controllare molto spesso la coda dei commenti e non dare per scontato che i commenti bloccati sono solo spam. Evito la moderazione e far aspettare alcuni lettori per un errore del plug-in mi scoccia molto.
  • Related posts:
    A me questo plug-in non funziona e non lo uso (a proposito, ne avete un altro simile da consigliarmi?) però ho notato una cosa che mi ha portato ad una considerazione: se ci sono troppi post correlati tendo ad ignorarli più che quando ce ne sono pochi. Suppongo che vedere i link in una lunga lista me li fa ignorare, sono troppi ed è lungo leggerla tutta, mentre se i link sono solo due o tre è più facile leggerli.
  • Subscribe to comments:
    Questo è un grande plug-in. Fa aumentare i commenti ai post, rivitalizza post vecchi e rende i lettori molto più partecipi al blog. Personalmente però mi danno molto fastidio i blog che lasciano marcata di default l’opzione di notificare via mail i nuovi commenti. Se dimentico di disattivarla e il blog è molto frequentato avrò la mail inondata dalle notificazioni ed è fastidioso riceverne tanti. Meglio lasciare ai lettori la possibilità di scegliere.


Sono solo tre esempi di come si può sempre migliorare un blog e che per farlo i dettagli sono importanti. Ne avete altri? Per quali plug-in cambiate le impostazioni di default per farli rendere al massimo?

Categorie: Tips

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