5 cose sui blog che ho imparato da Euro2008

Ovviamente nel titolo con Euro 2008 mi riferisco a la Coppa Europa di calcio per Nazioni in Austria-Svizzera. Anche se è un momento nefasto per il calcio italiano, il blogger dentro di me ci ha visto qualcosa di interessante e ne è nato un post.

  1. Calcio a tutte le ore:
    Per un mese minimo un partita di calcio al giorno. Per gli appassionati è una goduria, e inoltre incontri molto interessanti. Per un blog dovrebbe essere lo stesso. Minimo un post al giorno, e di qualità, per soddisfare i vostri lettori
  2. Calcio, solo calcio:
    In questo periodo il calcio domina sopra tutto. Non c’è televisione, radio o giornale che non citi Euro2008. Una vera e propria full immersion. Il corrispettivo nel blog è la tematizzazione. Specie all’inizio definite un tema preciso e martellate con articoli su quel tema. Aiuterà il posizionamento e la contestualizzazione degli annunci AdSense.
  3. I tifosi:
    Cosa sarebbe una squadra di calcio senza i suoi tifosi? E un business come il calcio senza i soldi che muovono i tifosi? Per questo a Euro2008 vengono trattati bene. Eventi, feste, animazione, locali aperti, maxi-schermi… Cosa sarebbe un blog senza lettori? Trattateli bene, fateli sentire parte della vostra squadra e rendeteli vostri sostenitori. Se avete aperto un blog e perché qualcuno vi legga, no? E magari faccia clic su qualche banner, no? Ringraziate in questo modo chi lo fa.
  4. Le squadre:
    In competizioni di squadra lunghe conta quasi più il gruppo della tecnica individuale (ricordate le vittorie di Danimarca e Grecia?) 23 giocatori uniti possono sconfiggere una selezione di stelle individualiste (chi ha detto Portogallo-Germania?). Questo dovrebbe insegnarvi che potete essere delle blogstar ma se non vi relazionate con gli altri blogger e non vi mantenete umili vi sarà molto più difficile avere successo. Ho avuto occasione di fare delle domande a blogger davvero Top, tra i primi al Mondo e sono sempre rimasto sorpreso dalla loro disponibilità e umiltà.
  5. La vittoria finale:
    Sette partite, un mese di competizione: allenamento, sforzo, sudore, lacrime, motivazione, determinazione, dedizione, spirito di gruppo, talento e alla fine… Vittoria! Ci vuole tutto questo per proclamarsi Campioni d’Europa. Per essere dei blogger campioni ci vuole lo stesso… e la vostra Vittoria sarà equivalente a vincere una Coppa per un calciatore.


Siete d’accordo con me? Trovate queste analogie pertinenti?

5 Comments
  1. Reply
    Paoloo 24/06/2008 at 09:55

    Io da Euro2008 ho imparato che non sarebbe stato male aprire un blog sull’argomento… credo che con un minimo impegno di 3-4 mesi (diciamo Aprile – Fine Giungno) si potevano fare un sacco di visitatori.

  2. Reply
    Anel 24/06/2008 at 15:13

    Io ho imparato che sono stati utilissimi gli europei..e chi li ha sfruttati bene con post ben fatti ci ha guadagnato molto 🙂

  3. Reply
    Gerardo geweb.org 25/06/2008 at 17:28

    giustissimo ! Mi piace molto il punto relativo alla tematicità è un aspetto importantissimo non sottovalutatelo mai nemmeno ai fini di indicizzazione nei motori di ricerca .

  4. […] 5 cose sui blog che ho imparato da Euro2008: Giugno è stato il mese dei Camponati Europei di Calcio. Da grande appassionato di calcio e blogging, l’associazione mi è venuta spontanea. […]

  5. Reply
    Mai 06/02/2012 at 21:12

    Francesca sono pmtterfaeente d’accordo con te.Io offro ai lettori del blog quella che è la mia esperienza(ringraziando Simone per il libro e l’opportunità) così, chissà mai, da invogliare altri che sono in procinto di fare altrettanto:Dopo Laurea, specializzazione, dottorato di ricerca, pubblicazioni e 8 anni da “schiavetto” al prof., mi sono ritrovato a 35 anni con in mano solo un lavoro da 900€ al mese, part-time in un call center. Dopo aver attraversato alcuni mesi in uno stato di depressione nera e totale, dovuta al modello consumista che mi è stato imposto, dai miei genitori (in modo involontario), e dal mondo in cui viviamo, ho accettato il full-time passando a 1500€, ma con l’obbligo (di fatto imposto dal lavoro) di star fuori casa dalle 7 alle 18. A quel punto altro stato depressivo: mi mancava il part-time, il mio tempo libero, le mie passeggiate, il sole che potevo vedere almeno dall’ora di pranzo in poi (e che al contrario, uscendo alle 17 da lavoro, in inverno era sparito dalla mia esistenza).In quel momento lo stato emotivo ha comportato una evoluzione di pensiero, chiamiamola “maturazione”, chiamiamola come volete, solo che si tratta di qualcosa di assolutamente necessario per poter effettuare una scelta di downshifting in modo indolore, come giustamente Simone sottolinea varie volte nel libro. In poche parole, quando recentemente (ma prima di aver letto il libro…) mi è capitata l’occasione di passare ad un ulteriore livello (lavorativo e di stipendio), che mi avrebbe consentito di salire quasi a quello del Simone pre-downshifting (bei soldi ma… vita zero, tempo libero zero, poca luce del sole ma tanto stress e tanto lavoro), ho detto “No grazie”. E quando sono uscito dall’ufficio del personale avevo un sorriso ed un’allegria addosso che quasi mi si piegavano le ginocchia dall’emozione e dal ridere. Adesso… beh, dopo questa prima inversione di marcia me ne aspetta un’altra: il ritorno al part-time. Si può definire “downshifting parziale”?

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