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31

Jul

vacanze
Domani 1º agosto è il giorno canonico per iniziare le vacanze. Il blog avrà ritmo molto ridotto per le prossime due settimane circa, fino al 17 agosto.

La scorsa estate durante la pausa non è andata affatto male, le cose sono state stabili e addirittura tendenti al rialzo, quindi quest’anno ripeterò le stesse modalità che in passato.

Se siete nuovi di qui , ci sono varie cose da fare:

  • Nel footer c’è l’archivio, con i post divisi per mese.
  • Nella barra laterale l’elenco dei post più letti e degli ultimi pubblicati.
  • Se vi piace cosa avete letto potete abbonarvi ai feed RSS per non perdere i post quando torneranno le pubblicazioni regolari.

Il consiglio di abbonarsi ai feed (o di tenere d’occhio il feed reader se già siete abbonati) è valido per tutti, perché sicuramente qualche aggiornamento ci sarà, anche se sarà soggetto al tempo che ritaglierò dal mare, il sole e l’aperitivo mattutino e pomeridiano :-)

Se volete, lasciate nei commenti quando e dove andrete in vacanza (io a Benidorm, vicino Alicante) e cosa avete scelto per il blog: chiusura, post programmati o ritmo ridotto?

A presto!

Categorie: Vita da blogger

27

Jul

tematizzareIl lettore Giovanni, dopo aver letto il mio post sui 45 consigli per iniziare un blog, mi ha chiesto via mail perché è meglio tematizzare un blog piuttosto che averne uno multi-argomento, visto che ha molteplici interessi.

Ci sono varie ragioni per cui è meglio restare sempre sullo stesso soggetto in un blog, vediamone alcune:

  • Troppi argomenti disorientano i lettori:
    Se scrivete un giorno di finanza e il giorno dopo di sport, i lettori non sapranno cosa aspettarsi dal blog e saranno poco inclini a seguirvi costantemente, Chi si è abbonato per il post sulla finanza, se trova nel suo feed reader dieci argomenti diversi prima di un altro post sull’argomento di suo interesse, potrebbe disiscriversi, seccato dal doversi sorbire post che non gli interessano. Meglio un post al giorno su un solo argomento che cinque post al giorno su cinque argomenti doversi.
  • Difficilmente verrete considerati esperti:
    Se il vostro scopo è voler essere considerati esperti in un argomento per attirare lettori, potenziali clienti o offrire consulenza, sarà più facile farlo se il vostro blog è focalizzato su un solo argomento, visto che non potete essere esperti in tutto.
  • I motori di ricerca vi conosceranno meglio:
    Se rimanete sempre sullo stesso tema e avete un buon numero di pagine indicizzate sullo stesso argomento, i motori di ricerca inizieranno a vedervi come una fonte autorevole sul vostro soggetto, con conseguente miglior posizionamento nelle SERP.
  • Un blog tematizzato è più professionale:
    Se volete dare al vostro blog un’impronta più professionale, tematizzatelo. Questo farà capire ai lettori che siete seri circa le informazioni che date sul vostro blog e non scrivete di tutto quello che vi passa per la testa, senza un filo logico.
  • Un blog tematizzato ha annunci a tema:
    Se il vostro blog è tematizzato, gli annunci AdSense saranno più pertinenti, i lettori più interessati ad essi e il CTR più alto. Anche eventuali spazi per banner o link verranno venduti più facilmente per la prospettiva, da parte di chi compra, di raggiungere un pubblico più in target.

Credete che sia importante restare in tema in un blog? Che reazione avete di fronte a un blog che cambia argomento molto spesso? Tematizzate facilmente il vosto blog o fate fatica a farlo?

Categorie: Tips

23

Jul

blogmagazine

Blogger, web designer, creativo e ora direttore editoriale di una rivista. È Giuliano Ambrosio, in arte Julius, uno dei nomi del momento nella blogosfera italiana grazie a questa sua ultima creazione: BlogMagazine, la rivista scritta dai blogger italiani.

La prima domanda è d’obbligo: come ti è venuto in mente di fare una rivista scritta da blogger?
Ho avuto la possibilità di presentare di persona e in anteprima web il progetto BlogMagazine al Blog Bar organizzato dall’amico Vittorio Pasteris in cui ho condiviso la mia idea e i motivi.

In pratica vedevo molti blogger entusiasti di essere stati recensiti su magazine, magari anche una sola twittata era come un riconoscimento da diffondere per tutta la rete.

Allora mi sono chiesto perché aspettare che parlino dei blog e blogger quando possiamo noi parlare con una rivista tutta nostra con argomenti esclusivi trattati da blogger?

Ed ecco l’idea e il progetto BlogMagazine che prese forma.

Fermo restando che è un successo; nel momento in cui la carta stampata va verso la rete, tu hai portato un pezzo di rete sulla carta “stampata”. Non è un controsenso?

Si me lo dicono in molti, ma questo è un puro esperimento di editoria virtuale, in cui si cerca appunto di uscire dal web e dalla chiamata blogosfera per farci conoscere da persone estranee a questi argomenti ma che magari sono di attualità, sentiti ai TG, radio e e altri media.

Uno degli obiettivi di BlogMagazine è appunto poter uscire dal web tramite un oggetto comune alle persone come potrebbe essere un magazine cartaceo per aumentare la validità e la familiarità con le persone.

Ti aspettavi che BlogMagazine venisse accolto così bene?
Sinceramente no. Ero consapevole che fosse un’idea originale, ma allo stesso tempo difficile da realizzare se pensiamo al lavoro che vi è dietro, dalla fase di redazione alla fase di pubblicazione e diffusione.

Fortunatamente ho trovato un grande consenso positivo, che sta aiutando attualmente me e la redazione a progettare numero dopo numero articoli più interessanti.

Da’ i numeri: download, accessi alla pagina…
Attualmente i numeri di download delle riviste hanno una media ciascuna di 6.500 download mentre la piattaforma ISSUU su cui visualizziamo il magazine sfogliabile indica un totale di pagine visualizzate pari a 80.000.

Nei giorni di lancio del numero nuovo, la piattaforma WordPress evidenza una media di accessi unici pari a 6.000.

Attualmente come Social Netework utilizziamo Twitter con oltre 470 followers e Facebook con 650 iscritti più un’applicazione dedicata.

Stiamo lavorando per un’applicazione per iPhone e iPod Touch.

Qual è secondo te il segreto del successo di BlogMagazine?
Sono tre gli aspetti vincenti. Partecipazione. Condivisione. Contenuti.

La partecipazione si vede tutt’ora, infatti la mail ufficiale della redazione [redazione@blogmagazine.net] ha una media di 30 email al giorno con consigli, critiche e proposte di collaborazione.

La condivisione del magazine è una formula efficace se si vuole fidelizzare il visitatore fornendo loro una modalità online o off-line via PDF

Terzo aspetto sono i contenuti, ovvero il cuore di BlogMagazine, in cui cerco di fare il medico e di controllare che il flusso sia sempre originale e non banale grazie agli articolisti dei numeri.

Quali sono stati i principali problemi che hai incontrato fino ad arrivare alla prima pubblicazione?
Sicuramente l’impaginazione, in quanto non avevo mai usato programmi per impaginare riviste per la stampa o web.

Una volta scelto il programma corretto ho dovuto applicarmi per 2/3 numeri di BlogMagazine per utilizzarlo al meglio e scoprire svariati stili di impaginazione.

Chi c’è dietro a BlogMagazine? Hai uno staff?
Dietro a BlogMagazine ci sono gli stessi autori, blogger, lettori che insieme hanno fatto si che il progetto si evolvesse sempre di più, al fine di migliorarsi numero dopo numero con originalità.

Il progetto sta crescendo a colpo d’occhio e in futuro potrà essere necessario inglobare alcuni collaboratori per eventuali fasi di redazione e marketing.

Qual è il business model di BlogMagazine?
Come business model il progetto punterà in primis a collaborare con svariati medi/grandi portali con una tecnica di win2win.

In futuro ci piacerebbe portare BlogMagazine fuori dal web e quindi perché non inserire degli abbonamenti per il media cartaceo, gadget e quant’altro.

Stiamo pensando anche a un programma di referrals virale.

Cosa farà BlogMagazine “da grande”?
Il sogno di BlogMagazine sarebbe quello di potersi affermare come una rivista virtuale o cartacea valida per far conoscere il mondo della Blogosfera anche tramite articoli e idee dei singoli autori.

Hai in mente altri progetti futuri diversi da questo?
Ovviamente sì, non posso dirti molto, ma ti lascio delle parole chiave per 2 progetti che ho in mente: design – tutorial – video – seo.

Un sentito grazie a Giuliano per la sua disponibilità e un in bocca al lupo per questo progetto e per i progetti futuri.

22

Jul

velocePer i blogger che guadagnano online il motto “il tempo è denaro” è quanto mai pertinente. Per tutti gli altri, il tempo non è mai abbastanza, perché anche se solo un hobby, il blogging richiede molta dedicazione. Eccovi allora una guida per fare più velocemente ciò che dovreste fare più spesso: scrivere.

  • Imparate a scrivere più velocemente:
    Se avete fretta non c’è nulla di meglio di fare le cose che fareste normalmente, però più velocemente di prima. Per imparare a scrivere più velocemente ci sono vari programmi e siti online, anche gratis, che vi possono insegnare, come per esempio il programma TypeFaster Tutor (che supporta anche la tastiera italiana) o il sito typeline.co.uk (grazie a Daily Blog Tips per la segnalazione). Probabilmente all’inizio andrete incluso più lentamente, ma basta prenderci la mano e volerete sulla tastiera.
  • Evitate le distrazioni mentre scrivete:
    Basta chiudere Twitter, Messenger, Facebook, l’e-mail ecc. mentre scrivete ma se proprio non ci riuscite, potete usare il sito StopDistractions. Dategli in pasto i siti a cui volete che sia bloccato l’accesso e il tempo dopo il quale verranno sbloccati. Per esempio, potete bloccare Facebook e Twitter per un’ora e durante quell’ora potrete scrivere il post senza controproduttive interruzioni. Per chi si distrae molto facilmente c’è anche DarkRoom, che è un editor di testi che presenta una schermata interamente nera. Né bottoni, né iconcine, opzioni ecc. Voi, uno schermo nero e i caratteri verdi mano a mano che scrivete.
  • Usate una tastiera convenzionale e un mouse:
    La tastiera del portatile, specialmente se avete le dita grandi, puó risultare un po’ scomoda e indurvi a commettere errori di battitura. Il touchpad invece è invariabilmente più lento del mouse. Collegate al portatile una tastiera convenzionale e un mouse. Forse non potrete stare sdariati sul divano mentre scrivete ma ne guadagnerete sicuramente in velocità. Al lavoro io uso un “replicatore di porte” (chiamato anche docking station); è una base per il portatile con tutte le porte che avrebbe un desktop, dove attaccare tutte le periferiche possibili, nella parte posteriore. Molto comoda per lavorare con monitor grande, tastiera “normale”, mouse, stampante, dischi esterni ecc. senza nemmeno rendersi conto di stare con un portatile. È cara, però.
  • Dettate i post al PC:
    Ci sono dei software che permettono, con l’ausilio di un microfono, dettare i post al PC. Voi parlate e il PC automaticamente scrive. Se siete soliti scrivere i vostri post in forma molto lineare (non è il mio caso, che taglio e cucio i post dopo averli scritti), potete provare ed evitare del tutto la digitazione. I più famosi sono IBM Embedded Viavoice e Nuance Dragon Naturally Speaking. Ci vuole un po’ per allenarli a capirvi, ma sembra che funzionino molto bene. Come avere una segretaria vecchio stampo! Non so se ci sono versioni gratis di programmi come questi, se ne conoscete segnalateli nei commenti.
  • Usate plug-in per i testi ripetuti:
    Se i vostri post hanno parti di testo che sono sempre uguali (capita per esempio nelle serie di post o nei post molto schematici), ci sono due plug-in che vi permettono sostituire a una parola predeterminata una frase più lunga, in modo da risparmiarvi il dover scrivere tutta la frase. Sono Link-a-Dink (che permette anche di sostituire a un parola un link, e quindi diventa prezioso per le affiliazioni) e Shortcut Macros (kudos a Francesco Gavello per la segnalazione).

Quali sono i vostri trucchi per scrivere velocemente? Quante dita usate per digitare? Vi trovereste bene a dettare un post al PC? Conoscete altri software o siti utili per velocizzare la scrittura dei vostri post?

Post parzialmente ispirato da You Got to Learn Touch Typing

Categorie: Tips

16

Jul

ispirazioneCosa hanno in comune un cuoco, un portiere di notte, un programmatore e un blogger? Sono i protagonisti del secondo post intitolato “Storie”. Se volete leggerla, la prima parte è qui: Storie (I)

Harland Sanders, di Henryville Indiana, divenne orfano di padre a soli sei anni, nel 1896. Divenne l’uomo di casa, con una madre e due fratelli più piccoli. Iniziò a cucinare molto presto e presto diventò un bravo cuoco. Fece i lavori più diversi: contadino, soldato, pompiere, avvocato autodidatta, venditore di assicurazioni e fuochista in una barca a vapore. A 40 anni cucinava fuori di una stazione di servizio e la fama del suo pollo fritto con 11 spezie (che qualcuno diceva fosse solo sale marino) cominciò a crescere e traslocò al lato opposto della strada, in un motel ristorante. Le sue abilità culinarie erano tali che venne fatto colonnello onorario dal governatore del Kentucky. Nel 1950, a 60 anni Sanders fu costretto a chiudere il suo ristorante per far posto a una nuova autostrada e iniziò a vivere con un sussidio di 105$. 5 anni dopo, non accettando la sua condizione, pensò di creare un franchising per il suo pollo. Iniziò a ricorrere i ristoranti per proporre la propria ricetta di pollo fritto. La leggenda dice che ascolto la parola “no” 1009 volte prima di sentire il primo “sì”. Il contratto prevedeva che il colonnello ricevesse un centesimo per ogni pezzo di pollo venduto e il ristorante ricevesse pacchi delle erbe segrete, così da non sapere gli ingredienti da usare. Nel 1964 il Kentucky Fried Chicken aveva 600 franchisee sotto il suo marchio e Sanders vendette la compagnia per 2 milioni di dollari dell’epoca. Nel 1976 il colonnello venne nominato come la seconda celebrità mondiale più riconoscibile.

Conrad Nicholson Hilton a 16 anni iniziò lavorare come portiere di notte nell’hotel, di sole cinque stanze, di suo padre. Vitto ed alloggio per un dollaro. Nel 1913 venne assunto come cassiere nella banca cittadina, nel 1915 ne era presidente. Si mise in affari con suo padre commerciando in autorimesse, negozi e nell’albergo. Nel 1919 recatosi a Cisco per trattare un investimento di tutt’altra natura si spazientì nell’attesa e acquisto un hotel di 40 camere, il Mobley Hotel. Nel 1930 a El Paso, in Texas, aprì il primo hotel di alto standing, chiamato Plaza Hotel. Nel 1954 con una operazione da 111 milioni di dollari Hilton comprò la catena aberghiera Statler diventando la più grande catena di Hotel del mondo. Il numero di hotel di lusso Hilton al 2008 è di 533.

Markus Frind, nel 1999 in Canada, appena uscito da una scuola superiore tecnica come programmatore, non aveva intenzione di andare al college come la maggior parte dei suoi compagni. Iniziò a lavorare per un centro commerciale online e venne coinvolto nella crisi delle dot com, iniziando a vagare di start-up in start-up. Deciso a imparare a usare ASP.net per formazione personale, pensò di farlo programmando la cosa più difficile che gli venne in mente: un sito di dating on line (conoscenza tra persone interessate a trovare un partner). Senza soldi, senza un business plan, con il solo scopo di imparare a programmare e come hobby nacque in due settimane di lavoro (lavorando un paio d’ore la sera e un po’ di più il week end) il sito plentyoffish.com, così brutto graficamente e rozzo che Markus decise che l’iscrizione sarebbe stata gratis per tutti. Inaspettatamente il sito cominciò a diventare famoso grazie al passaparola e in un anno passò da 40 a 10.000 iscritti, incassando 3.300$ al mese di pubblicità. Cinque anni dopo plentyoffish è un business da 10 milioni di dollari all’anno, fino al 2007 gestito dal solo Frind.

Darren Rowse nel 2002 per pagare il mutuo, la sua piccola macchina e la laurea in Teologia aveva 3 lavori. Pastore part-time, impiegato tuttofare in un negozio di vendite online e ciò che trovava nell’ufficio di collocamento locale di Melbourne, Australia. Come hobby, e nella speranza di poter contattare con altri pastori della sua religione (la chiesa emergente), aprì un blog su piattaforma gratuita Blogger. Il blog trattava anche di cultura Pop e blogging. Un anno dopo, quasi per caso, aprì un secondo blog di fotografia e recensioni di macchine fotografiche e scoprì AdSense e i programmi affiliati di Amazon. Viste le possibilità di ripagarsi l’hosting continuò a bloggare due giorni a settimana, mentre nei restanti tre lavorava e bloggava dopo il lavoro. Nel 2005, visto che i guadagni mensili erano passati da 1,40$ a 20$ (nel momento in cui Darren decise di essere un blogger part-time) ed erano in crescendo quasi esponenziale, fece del blog la sua professione. Oggi è uno dei blogger più famosi del mondo, ProBlogger due mesi fa è stato votato il secondo blog favorito su Technorati e Digital Photography School riceve più di un milione di visitatori al mese. Tutto ciò gli permette di guadagnare “somme a sei cifre” in un anno.

La morale è la stessa della prima parte: la prossima volta che entrate in depressione perché il vostro blog non raggiunge le 2000 visite uniche al giorno, pensate a queste storie.

Categorie: Vita da blogger

15

Jul

adsensePrendo spunto da un commento di Massimo Prete di un paio di giorni fa che si e ci chiedeva “AdSense sì o AdSense no?” per sviluppare l’interessante questione in questo post. La risposta non è scontata. Se da un parte e vero che per i piccoli publisher e i blog appena nati AdSense è un must, e che la sua facilità di utilizzo e la possibilità di usarlo anche in un blog poco frequentato permette a quasi tutti di rifarsi almeno i soldi del dominio e dell’hosting, è anche vero che in alcuni tipi di blog AdSense non è indicato. Vediamo perché a volte gli annunci di Google non vanno bene per un blog:

  • In un blog di promozione personale gli annunci di qualsiasi tipo “stonano”. Immaginate un curriculum vitae on line infarcito di annunci. Sarebbe preso sul serio?
  • Gli annunci AdSense sono brutti a vedersi, non c’è nulla da fare, per cui se puntate sull’impatto visivo (per esempio se siete un grafico che si fa pubblicità con un blog) il risultato finale sarà condizionato dai blocchi.
  • Se avete la possibilità di vendere pubblicità diretta, alcuni annuncianti non accetteranno farsi pubblicità sulla vostra pagina se questa ha AdSense. Altri pagheranno di più una immagine 125×125 che i clic sui propri annunci. In entrambi i casi è più profittevole rinunciare alla soluzione di Google.
  • Rischiate di fare pubblicità alla concorrenza. Per la natura stessa degli annunci, vi ritroverete probabilmente annunci dei concorrenti sul vostro blog. Esiste un filtro per la concorrenza nelle impostazioni ma comunque è un rischio che correte sempre.
  • Quanto vale un visitatore? Se il vostro blog non ha come fine ultimo guadagnare con AdSense ma punta di più su affiliazioni o guadagna indirettamente attraverso consulenza o procacciando opportunità di lavoro, un visitatore potrebbe entrare e uscire attratto da un annuncio, In quel caso avremmo guadagnato una decina di centesimi ma avremmo perso un potenziale cliente che ad affare fatto ci avrebbe fatto guadagnare sicuramente si più
  • I blocchi AdSense peggiorano la user-experience. Se i vostri visitatori non sono blogger loro stessi o introdotti comunque alla pubblicità online, gli risulterà difficile distinguere gli annunci dal contenuto, ancor di più se gli annunci vengono mimetizzati. Ciò è buono per un blog che guadagna con AdSense ma negli altri casi visti prima allontanerà i lettori.

Voi rinuncereste ad AdSense nei casi descritti sopra? Credete ci siano altre situazioni in cui sarebbe meglio non usarlo? Credete che ci sia una sorta di assuefazione (o rassegnazione…) ad AdSense per cui ormai si può mettere ovunque?

Categorie: AdSense