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Cosa hanno in comune un cuoco, un portiere di notte, un programmatore e un blogger? Sono i protagonisti del secondo post intitolato “Storie”. Se volete leggerla, la prima parte è qui: Storie (I)
Harland Sanders, di Henryville Indiana, divenne orfano di padre a soli sei anni, nel 1896. Divenne l’uomo di casa, con una madre e due fratelli più piccoli. Iniziò a cucinare molto presto e presto diventò un bravo cuoco. Fece i lavori più diversi: contadino, soldato, pompiere, avvocato autodidatta, venditore di assicurazioni e fuochista in una barca a vapore. A 40 anni cucinava fuori di una stazione di servizio e la fama del suo pollo fritto con 11 spezie (che qualcuno diceva fosse solo sale marino) cominciò a crescere e traslocò al lato opposto della strada, in un motel ristorante. Le sue abilità culinarie erano tali che venne fatto colonnello onorario dal governatore del Kentucky.
Conrad Nicholson Hilton a 16 anni iniziò lavorare come portiere di notte nell’hotel, di sole cinque stanze, di suo padre. Vitto ed alloggio per un dollaro. Nel 1913 venne assunto come cassiere nella banca cittadina, nel 1915 ne era presidente. Si mise in affari con suo padre commerciando in autorimesse, negozi e nell’albergo. Nel 1919 recatosi a Cisco per trattare un investimento di tutt’altra natura si spazientì nell’attesa e acquisto un hotel di 40 camere, il Mobley Hotel. Nel 1930 a El Paso, in Texas, aprì il primo hotel di alto standing, chiamato Plaza Hotel. Nel 1954 con una operazione da 111 milioni di dollari Hilton comprò la catena aberghiera Statler diventando la più grande catena di Hotel del mondo. Il numero di hotel di lusso Hilton al 2008 è di 533.
Markus Frind, nel 1999 in Canada, appena uscito da una scuola superiore tecnica come programmatore, non aveva intenzione di andare al college come la maggior parte dei suoi compagni. Iniziò a lavorare per un centro commerciale online e venne coinvolto nella crisi delle dot com, iniziando a vagare di start-up in start-up. Deciso a imparare a usare ASP.net per formazione personale, pensò di farlo programmando la cosa più difficile che gli venne in mente: un sito di dating on line (conoscenza tra persone interessate a trovare un partner). Senza soldi, senza un business plan, con il solo scopo di imparare a programmare e come hobby nacque in due settimane di lavoro (lavorando un paio d’ore la sera e un po’ di più il week end) il sito plentyoffish.com, così brutto graficamente e rozzo che Markus decise che l’iscrizione sarebbe stata gratis per tutti. Inaspettatamente il sito cominciò a diventare famoso grazie al passaparola e in un anno passò da 40 a 10.000 iscritti, incassando 3.300$ al mese di pubblicità. Cinque anni dopo plentyoffish è un business da 10 milioni di dollari all’anno, fino al 2007 gestito dal solo Frind.
Darren Rowse nel 2002 per pagare il mutuo, la sua piccola macchina e la laurea in Teologia aveva 3 lavori. Pastore part-time, impiegato tuttofare in un negozio di vendite online e ciò che trovava nell’ufficio di collocamento locale di Melbourne, Australia. Come hobby, e nella speranza di poter contattare con altri pastori della sua religione (la chiesa emergente), aprì un blog su piattaforma gratuita Blogger. Il blog trattava anche di cultura Pop e blogging. Un anno dopo, quasi per caso, aprì un secondo blog di fotografia e recensioni di macchine fotografiche e scoprì AdSense e i programmi affiliati di Amazon. Viste le possibilità di ripagarsi l’hosting continuò a bloggare due giorni a settimana, mentre nei restanti tre lavorava e bloggava dopo il lavoro. Nel 2005, visto che i guadagni mensili erano passati da 1,40$ a 20$ (nel momento in cui Darren decise di essere un blogger part-time) ed erano in crescendo quasi esponenziale, fece del blog la sua professione. Oggi è uno dei blogger più famosi del mondo, ProBlogger due mesi fa è stato votato il secondo blog favorito su Technorati e Digital Photography School riceve più di un milione di visitatori al mese. Tutto ciò gli permette di guadagnare “somme a sei cifre” in un anno.
La morale è la stessa della prima parte: la prossima volta che entrate in depressione perché il vostro blog non raggiunge le 2000 visite uniche al giorno, pensate a queste storie.
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Cosa offre questo blog?
roberto
17 luglio 2009
già, e hanno in comune tutti una cosa non la voglia di guadagnare milioni ma realizzare una propria idea un sogno che poi si trasforma in una macchina da soldi.
Anel
17 luglio 2009
@Roberto: Si, è quello che ci vogliono far credere! Per me tutti avevano obiettivi ben precisi!! Uno va a perdere tempo a creare un sito di dating tanto per imparare l’Asp? Uno che vuole comunicare con i preti apre un blog? Nono, questi per me sono falsi miti
Fabio
17 luglio 2009
@roberto: Diciamo che in alcuni casi, come quello di Hilton, il sogno era voler guadagnare milioni…
@Anel. Non credo che qualcuno apra un blog Blogger per comunicare con altre parrocchie pensando “sicuramente con questo blog farò un sacco di soldi”!
Infatti i soldi non arrivarono direttamente da quel blog, ma fu quello che fece scoccare la scintilla. La lungimiranza e la mente da imprenditore prima che da blogger (oltre al tempo dedicatogli), in questo caso fanno di Darren Rowse un genio a suo modo.
roberto
17 luglio 2009
@Anel: sono un sognatore
… credo però che per quanto lungimiranti e scaltri possano essere le cifre milionarie che hanno raggiunto non erano immaginabili e neanche erano il loro obiettivo primario, anche per lo stesso Hilton forse contava più il dominio del mercato. Penso che più o meno abbiano ragionato così “ho un idea forte la impongo sul mercato che poi mi fa fare un sacco di soldi” detto terra terra
ilmioguadagno
18 luglio 2009
Al di là del fine con il quale sono partiti è importante afferrare quello che secondo me è il concetto fondamentale… diciamo la morale della storia
: se persegui un obiettivo con tutte le tue energie creando contenuti di qualità con passione e dedizione otterrai sicuramente tante soddisfazioni.
Poi se arrivano anche le cifre a sei zeri meglio
, ma l’importante è riuscire in quello che si vuole attraverso i sacrifici e l’impegno.
Stefano
Chicco - Banca Online
31 dicembre 2009
Penso che le storie di successo siano sempre di ispirazione.
In particolare i “1009 no ricevuti” fanno capire che il successo va guadagnato passo dopo passo e nessuno ti regala niente, anche quando hai un’idea buona e vincente tra le mani.