Native Advertising: cos’è e come funziona la pubblicità nativa

Il Native Advertising nasce in un contesto in cui la pubblicità digitale sta definitivamente scalzando la pubblicità tradizionale, principalmente perché le tecnologie rese disponibili negli ultimi decenni hanno rivoluzionato il mondo della comunicazione, in tutte le sue forme.

Anche la comunicazione pubblicitaria si è adeguata ai nuovi media e con loro si è evoluta, per massimizzare i risultati in termini di conversioni.

Pubblicità nativa: questa la traduzione letterale dell’espressione inglese native advertising. Ma cerchiamo di capire cosa è, come funziona e perché è così importante.

Esempi di Native Advertising

Questo tipo di comunicazione pubblicitaria non è altro che un approccio basato sulla fiducia, che vede le inserzioni pubblicitarie inserite in mezzo al contenuto come se ne facessero parte. Un esempio col quale ci interfacciamo quotidianamente è la pubblicità su Facebook, in particolare i post sponsorizzati, che si mescolano con il contenuto della home, del quale hanno la struttura e la forma.

La pubblicità nativa si vede spesso anche in blog e magazine, che sostituiscono i classici articoli correlati alla fine del post con link pubblicitari che puntano verso altri siti, consentendo ai publisher di guadagnare grazie a click ed impression. Questi link hanno l’aspetto dei link interni e vengono spesso scambiati proprio per articoli correlati, specie se ben contestualizzati.

Infatti lo scopo ultimo del native advertising è la mimetizzazione della pubblicità, che deve integrarsi con il contenuto, senza risultare invasiva come quella proposta attraverso altri formati.

Anche i post sponsorizzati all’interno di siti e blog rappresentano una forma di native advertising, così come le TrueView di Youtube e gli sponsored Tweet di Twitter.

Efficacia della pubblicità in formato nativo

I dati dicono che questo innovativo formato pubblicitario renda, in termini di conversioni, molto più dei formati tradizionali. Come riporta Sharethrough in una sua infografica infatti i native ads sono visti il 52% di volte in più rispetto ai classici banner, ciò è dovuto anche alla novità, dalla mimetizzazione e dal fatto che gli utenti sono ormai abituati a riconoscere i banner pubblicitari ed i display adv in generale.

Inoltre un contenuto sponsorizzato si presta a ricevere il doppio delle condivisioni rispetto ad un contenuto pubblicitario diverso e tradizionale.

Lo scopo dei Native Ads

Con questo formato pubblicitario cambia lo scenario della comunicazione, infatti si passa da una pubblicità che interrompe la navigazione, la lettura e le altre attività ad una pubblicità integrata e mimetizzata. Come i prodotti inseriti a fine commerciale all’interno dei film, la pubblicità in formato nativo è lì, insieme al resto del contenuto, senza invadere. Lavorando all’unisono con una targettizzazione accurata questo formato coglie le intenzioni del consumatore e dell’utente, mentre sta svolgendo attività di altra natura, come ad esempio navigare su Facebook o sugli altri social.

Tuttavia preme ricordare che non tutti gli utenti gradiscono questo formato, come suggerisce una delle tante testimonianze raccolte da Monetizzando.com, che in un articolo sui formati invasivi e native adv riporta quanto detto da un utente riguardo alla pubblicità in mezzo ai post. Anche se, come dimostrato dai dati riportati sopra molti altri rispondono positivamente ai native ads.

Il native advertising è un ottimo strumento di marketing, da utilizzare per creare maggiore interazione e per superare l’ormai vecchio concetto di pubblicità.

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